Poche parole nel cannabis sono usate più spesso — o più vagamente — di indica, sativa e ruderalis. Capire cosa descrivevano in origine, e cosa no, è un utile tassello di alfabetizzazione genetica.

Da dove vengono i termini

I nomi nacquero come classificazioni botaniche legate alla struttura della pianta e alla sua origine. Cannabis sativa descriveva piante più alte, a fioritura più lunga, delle regioni equatoriali; Cannabis indica, piante a foglia più larga, più basse e a fioritura più rapida, di zone montuose come l'Hindu Kush; Cannabis ruderalis, piccole popolazioni rustiche ad autofioritura delle latitudini nordiche, dove le stagioni brevi favorivano piante che fioriscono per età anziché per durata del giorno.

Perché oggi le etichette si confondono

Dopo decenni di incroci, quasi ogni varietà sul mercato è un ibrido. Il genotipo di una pianta moderna è un mosaico, e la scorciatoia popolare — secondo cui indica e sativa predirebbero in modo affidabile il carattere di una pianta — è in gran parte crollata. Ciò che una pianta esprime davvero dipende dal suo lignaggio specifico, non da una categoria di due parole.

La ruderalis e il tratto di autofioritura

La ruderalis conta soprattutto come fonte del tratto di autofioritura — la ragione stessa per cui esistono le varietà autofiorenti. Da sola è insignificante; come contributo genetico, ha cambiato ciò che i selezionatori potevano costruire.

La conclusione onesta: leggi il lignaggio, non l'etichetta. Una famiglia documentata dice molto più di quanto una categoria potrà mai fare. Segui il nostro nella mappa dei lignaggi.